È morto il grande documentarista Frederick Wiseman
Aveva 96 anni, fra i tanti premi il Leone alla Carriera e l'Oscar alla carriera
È morto oggi a 96 anni il grande documentarista, regista per il grande schermo e il palcoscenico, produttore Frederick Wiseman. Lo annunciano la sua società di produzione la Zipporah Films e la famiglia. "Per quasi sessant'anni, Frederick Wiseman ha creato un corpus di opere senza pari, una documentazione cinematografica di ampio respiro delle istituzioni sociali contemporanee e dell'esperienza umana quotidiana, principalmente negli Stati Uniti e in Francia" si ricorda. Fra i tanti premi ricevuti dal cineasta, il Leone d'oro alla carriera alla Mostra del cinema di Venezia nel 2014 e due anni dopo gli è stato assegnato l'Oscar alla carriera. I suoi film, da Titicut Follies (1967) al suo lavoro più recente, Menus-Plaisirs - Les Troisgros (2023), "sono celebrati per la loro complessità, la potenza narrativa e lo sguardo umanista". Ha prodotto e diretto tutti i suoi 45 film con la Zipporah Films, Inc. Fra i suoi capolavori anche High School, Law and order, Hospital, Manoeuvre, Public Housing, Near Death, Domestic Violence, At Berkeley e National Gallery. "Mancherà profondamente alla sua famiglia, ai suoi amici, ai suoi colleghi e agli innumerevoli registi e spettatori di tutto il mondo, le cui vite e prospettive sono state plasmate dalla sua visione unica - si sottolinea -. Wiseman è stato preceduto nella morte dalla moglie Zipporah Batshaw Wiseman, con cui è stato sposato per 65 anni, scomparsa nel 2021. Lascia i suoi due figli, David (Jennifer) ed Eric (Kristen Stowell), e tre nipoti, Benjamin, Charlie e Tess, oltre a Karen Konicek, sua amica e collaboratrice, che ha lavorato con Fred per 45 anni". In occasione del suo Leone d'oro alla carriera, Wiseman aveva spiegato che per lui non c'è differenza fra documentari e opere di fiction: "Mi piace fare film che abbiano una struttura drammatica, che si occupino di aspetti sottili e complessi del comportamento umano. La tecnica e' diversa ma il risultato e' lo stesso". Il regista rivendicava anche il suo essere da sempre "un po' solitario" rispetto all'ambiente del mondo del cinema: "Quando i documentaristi si riuniscono parlano solo di quanto si odino e delle gelosie per chi guadagni di più', quindi meglio evitare". In tanti anni di lavoro "non penso di essere cambiato molto, ora giro e monto in digitale, ma la tecnica è la stessa. Non mi piace fare interviste nè inserire voci narranti. Voglio che chi guardi abbia la sensazione di essere la'. Non dico, come farebbe un narratore, cosa penso, ma metto gli spettatori in condizione di formarsi un'opinione".
R.Schiltz--LiLuX
