Marilyn avrebbe 100 anni, Flesh Impact la celebra al Lido
Il corto triste e tenero di Maggie Gyllenhaal con due Monroe, Burstyn e Dakota Johnson
(di Alessandra Magliaro) Marilyn Monroe avrebbe compiuto 100 anni il 1 giugno scorso. Come sarebbe invecchiata? Fino a quando avrebbe lavorato? Avrebbe avuto ancora quei capelli biondo platino corti scalati che da allora si chiamano Marilyn Bob? Avrebbe portato l'eyeliner nero a sottolineare il celebre sguardo miope? L'icona immortale è rimasta per sempre cristallizzata all'età della sua morte, il 4 agosto 1962, 36 anni, di meravigliosa bellezza, a quel Flesh Impact secondo la definizione di Billy Wilder ossia al suo impatto carnale, alla sensazione di poterla quasi toccare, in fondo alla sua sensualità che è stata una delle ragioni del suo successo. Pochi personaggi come Marilyn sono stati esaminati, analizzati in ogni aspetto del privato oltre che del pubblico, in vita e soprattutto dopo, cosa non sappiamo ancora di lei? Maggie Gyllenhaal, quest'anno presidente di giuria alla Mostra del Cinema di Venezia, prova a raccontarla nel centenario della nascita con uno sguardo diverso. Il cortometraggio di 21 minuti, presentato in anteprima mondiale oggi a Venezia in occasione del Leone d'oro alla carriera a Ellen Burstyn che è una delle Marilyn del film (l'altra è Dakota Johnson), è stato preceduto da una grande attesa, come tutte le cose che riguardano la diva americana. Nel cast ci sono anche Peter Sarsgaard e Sepideh Moafi, recentemente candidata agli Emmy per The Pitt. Un'anziana elegante signora scende ancheggiando sui tacchi alti da un'auto elettrica in una strada del centro di New York ed entra in un teatro per l'audizione per il ruolo della socialite Carol Cutrere nell'opera teatrale di Tennessee Williams del 1957 Orfeo in discesa. È in ritardo di un'ora (Marilyn lo è sempre stata), ma la direttrice del casting le fa notare che il problema è un altro: "Carol ha 25 anni". Comincia così il racconto a ritroso in prima persona di Marilyn, adorata, sfruttata, idolatrata e distrutta. Una Marilyn che per avere offerte di lavoro ricorda di aver dovuto camminare sfrontatamente in sottoveste per tutto lo Studio perché si accorgessero di lei e scatenare il Flesh Impact del titolo. Appare in un gioco di età anche Dakota Johnson, che è la Marilyn giovane, bella, all'apice della carriera e della fragilità ma è su Burstyn, la Marilyn anziana, che si sofferma il ritratto di Gyllenhaal, delicato e tanto triste, fino al finale inatteso: una serenata a Marilyn Monroe con la voce inconfondibile di Patti Smith. L'attrice fa il suo monologo per l'audizione, ma prima ripercorre la sua carriera e fa emergere come in una meditazione ad alta voce tutto il suo dolore, da quello della sua città che onorava Jane Russell ma non lei, che considerava prostitute le attrici, ai compromessi fatti. È una Marilyn ferita, ma al tempo stesso consapevole del suo superpotere, la femminilità.
B.Diederich--LiLuX
